Empatia e compassione
Le parole empatia e compassione sono talvolta usate come sinonimi, ma hanno origini etimologiche diverse che riflettono anche una diversa sfumatura di significato.
Empatia deriva dal greco ἐν: (en) = “dentro”, πάθος (páthos) = “sentimento”, “passione”. Il termine greco ἐμπάθεια (empátheia) significava originariamente “forte partecipazione emotiva” e poteva avere anche una connotazione di passione intensa.
Compassione deriva dal latino: cum = “con”, patior = “soffrire”, “patire”. Dal sostantivo latino compassio, che significa letteralmente: “soffrire insieme”. L’idea centrale non è semplicemente comprendere l’emozione altrui, ma condividere il dolore dell’altro partecipandovi interiormente.
L’empatia riguarda soprattutto la comprensione della sfera emotiva di un’altra persona, mentre la compassione aggiunge una dimensione di vicinanza affettiva e cura, che tende ad alleviare la sofferenza dell’altro. Anche se talvolta l’attenzione al mondo emotivo e alle sofferenze altrui viene considerata come pura commiserazione, le scienze umanistiche e le religioni ci dicono il contrario. L’empatia e la compassione favoriscono il pieno sviluppo della persona e l’armonioso sviluppo della società. A sostegno di questa affermazione, prendo spunto dal pensiero di Carl Rogers, padre della psicologia umanistica, e dal messaggio delle tradizioni cristiane e buddiste.
Carl Rogers è stato uno dei massimo esponenti della psicologia umanistica. È uno dei miei autori preferiti, a lui ho già dedicato ben quattro articoli1 2 3 4. Nel procedere con la sua attività professionale, si rese progressivamente conto della centralità dell’atteggiamento del terapeuta verso il paziente rispetto alle tecniche e alle diagnosi schematiche. Attraverso la sua estesa esperienza imparò progressivamente che empatia, autenticità e accettazione incondizionata favoriscono ogni percorso orientato alla crescita personale e al superamento di una difficoltà. Tale pensiero si fonda sulla convinzione che ogni persona ha una spinta innata alla piena realizzazione delle proprie potenzialità. Inizialmente definì questo approccio come “terapia centrata sul cliente”, e questa definizione fu il primo passo di uno sviluppo più ampio con cui Rogers riuscì ad applicare il suo “approccio centrato sulla persona” anche alle relazioni tra gruppi, popoli e nazioni. Nel suo libro “Un modo d’essere” Rogers dedica un capitolo intero all’empatia, di cui nel 1959 diede la seguente definizione5:
Lo stato di empatia, dell’essere empatico, è il percepire lo schema di riferimento interiore di un altro … come se fossimo una sola persona… ma senza mai perdere di vista questa condizione di “come se”.
La compassione è un termine che tendiamo ad associare alla sfera religiosa. Ad esempio, in ambito cristiano la compassione non è limitata al sentire il dolore del prossimo, ma spinge all’azione per eliminare la sofferenza. Nei Vangeli i miracoli di Gesù sono spesso introdotti dalla frase “ebbe compassione“, e anche nella parabola del figliol prodigo Luca racconta che «Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro…».
Anche nella tradizione buddista la compassione (karuṇā) è uno dei concetti più profondi. È il sincero desiderio di liberare gli altri dalla sofferenza, e viene ritenuta una caratteristica primaria della persona, insieme a coraggio e saggezza. Nel cristianesimo la compassione nasce dall’amore di Dio, mentre nel buddismo nasce dalla saggezza e dalla comprensione dell’unità degli esseri viventi e dall’universalità delle sofferenze di nascita, malattia, vecchiaia e morte.
Aldilà delle differenze di ambito e di visione, la visione di Rogers e il messaggio religioso convergono verso una verità che ognuno di noi percepisce naturalmente come vera. Sono convinto di questa affermazione perché ognuno di noi ha intorno a sé persone che si dedicano al bene degli altri, a dispetto di un sistema mediatico che tende a farci percepire il mondo come un ambiente dominato da cinismo, collera, violenza e sopraffazione.
Laddove c’è empatia e compassione le persone riescono a sviluppare il proprio potenziale. Questo vale anche per qualsiasi gruppo di persone, per una famiglia, per una comunità, per una nazione, per il mondo intero.
Se vuoi, invia il tuo commento a info@esperienzedivalore.it, sarò felice di risponderti.
- Il libro “Un modo di essere” di Carl Rogers ↩︎
- La gioventù secondo Carl Rogers e Daisaku Ikeda ↩︎
- Carl Rogers, Julio Velasco e l’autenticità ↩︎
- Il libro “On becoming a person” di Carl Rogers ↩︎
- “Un modo di essere”, Carl Rogers, Giunti Psychometrics S.r.l., pp. 148-149 ↩︎