Il libro “On becoming a person” di Carl Rogers
La ricerca della parola Rogers all’interno di questo sito restituisce ben 4 articoli, su un totale di 33 scritti in circa dieci mesi. Anche i numeri mostrano la mia ammirazione per Carl Rogers, nato nel 1902 e morto nel 1987, uno dei padri della psicologia umanistica. Ne sentii parlare per la prima volta durante un incontro sul counseling a Rapallo, una decina di anni fa, e rimasi affascinato. Attraverso il concetto di “terapia centrata sulla persona” ha introdotto un nuovo modo di concepire le relazioni d’aiuto. Il cuore di questo approccio è la fiducia nel potenziale umano e nella capacità di autorealizzazione quando si è accolti in un contesto di rispetto e comprensione, caratterizzato da empatia, autenticità e accettazione incondizionata.
Amo leggere gli scritti di Rogers perché riesce ad affrontare il complicato tema delle relazioni umane e dello sviluppo della personalità in maniera efficace, con un linguaggio chiaro, fornendo al contempo il contesto metodologico e scientifico alla base della sua esperienza. Un altro aspetto molto coinvolgente è la condivisione sincera del proprio percorso di vita, con i suoi punti di forza e le sue debolezze, facendo percepire al lettore l’universalità di alcuni aspetti del nostro vivere. In sintesi, al termine della lettura di uno dei suoi libri, si ha la sensazione che i temi della psicologia e delle relazioni umane siano molto meno distanti e oscuri di quanto pensiamo.
Per ora ho letto due dei suoi libri. Al primo ho già dedicato l’articolo Il libro “Un modo di essere” di Carl Rogers. Oggi parlerò del secondo, disponibile solo in inglese, il cui titolo è “On becoming a person” (traducibile in italiano con “Sul diventare una persona”). I primi capitoli sono dedicati al processo con cui diventiamo una persona e al ruolo del counselor nel supporto in questo percorso, per poi arrivare nell’ultimo capitolo ad analizzare lo studio delle relazioni umane e delle scienze comportamentali. Il titolo riassume uno dei principi più importanti della visione rogersiana: la vita non è uno stato, è un processo in continuo divenire.
Nell’introduzione Rogers presenta al lettore le motivazioni che lo indussero a scrivere il libro. In questo articolo mi soffermo su due di esse. La prima è la “speranza e credenza” che la condivisione della sua esperienza di terapeuta potesse essere utile al lettore nel proprio processo di “diventare una persona”. Questo desiderio manifesta la sua attitudine naturale a mettere la propria esperienza a disposizione della crescita delle altre persone, con uno spirito scevro dalla presunzione di ricoprire il ruolo del maestro onnisciente. Il capitolo 6 “Che cosa significa diventare una persona” è il cuore del libro, e nelle prime pagine di questo capitolo Rogers ci rivela quale sia il comune denominatore delle esperienze avute nel suo percorso professionale. Riporto un estratto (tradotto da me) della copia in mio possesso1, che riassume mirabilmente questo concetto.
Seguendo l’esperienza di molti clienti nella relazione terapeutica che cerchiamo di creare con loro, mi sembra che ognuno sollevi la stessa domanda. Al di là del problema di cui l’individuo si lamenta… mi sembra che in fondo ogni persona si chieda: “Chi sono io, veramente? Come posso entrare in contatto con questo vero io, che sta alla base di tutti i miei comportamenti superficiali? Come posso diventare me stesso?”
Nel raccontare al lettore la propria visione su quali siano le condizioni per favorire al meglio la crescita personale, l’autore segue un percorso logico che è collegato alla sua particolare esperienza evolutiva. Il Rogers terapeuta concentrato ad aiutare le singole persone si è via via trasformato per diventare saggio costruttore di pace e facilitatore di dialogo tra gruppi in conflitto. Rogers auspicava un significativo aumento dell’influenza delle scienze sociali e comportamentali nell’ambito della risoluzione dei conflitti tra gruppi e nazioni. Questa è la motivazione finale (“final reason”) che lo spinse a scrivere il libro. Riporto un estratto dell’introduzione (tradotto da me), che evidenzia chiaramente il desiderio dell’autore.
I grandi progressi scientifici compiuti dall’uomo nell’infinità dello spazio e nell’infinità delle particelle subatomiche sembrano destinati a portare alla distruzione totale del nostro mondo, a meno che non riusciamo a compiere grandi passi avanti nella comprensione e nella gestione delle tensioni interpersonali e tra gruppi. … Spero che un giorno investiremo almeno il prezzo di uno o due grandi razzi nella ricerca di una comprensione più adeguata delle relazioni umane.
Sono state scritte nel 1961, suonano drammaticamente attuali. È indubbio che la sua speranza sembri ora molto più utopica di allora. È necessario un salto evolutivo nell’approccio alla soluzione dei conflitti, altrimenti continueremo a pensare che l’unica soluzione possibile sia la costruzione di armi sempre più potenti, con un potenziale distruttivo complessivo tale da mettere in pericolo la vita dell’umanità.
Se vuoi, invia il tuo commento a info@esperienzedivalore.it, sarò felice di risponderti.
- “On Becoming a Person” Carl. R. Rogers, Houghton Mifflin Company, 1995 ↩︎