Gesù, Budda e le tentazioni
Nonostante tutti condividiamo la stessa biologia e lo stesso universo, il nostro approccio alla spiritualità è molto vario. La spiritualità riguarda le nostre credenze su ciò che trascende l’esistenza materiale e individuale, attraverso le quali proviamo a dare un significato alla propria vita e a quella dell’universo.
Oggi vorrei parlare di un episodio che accomuna i fondatori di due religioni storiche molto diffuse nel mondo, il cristianesimo e il buddismo. Secondo la tradizione Budda (in sanscrito Buddha = Risvegliato) è il titolo con cui è conosciuto Siddharta Gautama, che visse in India tra il quarto e quinto secolo a.C. Fu un uomo che, abbandonate le ricchezze della propria famiglia, dedicò la propria vita alla ricerca spirituale e alla diffusione di un insegnamento e una pratica per affrontare le sofferenze di nascita, malattia, vecchiaia e morte.
Gesù visse circa 500 anni dopo Budda. Secondo il cristianesimo, è il figlio di Dio, venuto al mondo per rivelare Dio e condurre l’umanità alla salvezza. L’essenza della dottrina cristiana è incentrata sulla realizzazione del regno di Dio, mentre quella buddista ha un aspetto più umanistico. Pur divergendo sulla natura ultima della realtà, convergono sulla centralità dell’amore e della compassione, intesa come desiderio di liberare il prossimo dalla sofferenza.
Mi concentro su un episodio che accomuna le due religioni: Gesù e Budda subirono le tentazioni del diavolo. Ricordo che da bambino sentii il racconto evangelico delle tentazioni subite da Gesù, a digiuno nel deserto, per ben quaranta giorni. Ho poi scoperto da adulto che Budda subì le tentazioni del demone Māra che, mentre era seduto in meditazione sotto l’albero della Bodhi, voleva impedirgli di raggiungere l’illuminazione.
Un primo punto in comune è che entrambi superarono la prova prima di dare inizio alla propria missione spirituale: Gesù dopo il battesimo nel fiume Giordano, Budda qualche istante prima dell’illuminazione.
C’è però un aspetto di tipo simbolico che mi preme sottolineare, precisando che si tratta di un’interpretazione personale. Le tentazioni del diavolo rappresentano gli ostacoli e le funzioni negative che impediscono da un lato la piena realizzazione del singolo, dall’altro il cammino dell’umanità verso una pace armoniosa, rappresentata nel cristianesimo dal regno di Dio. Le funzioni negative non risparmiano nessuno, nemmeno Gesù e Budda che sono rispettivamente il figlio di Dio e l’illuminato. Il messaggio è duplice:
- la lotta tra bene e male è e sarà costante, fino all’ultimo giorno della nostra vita;
- inoltre, non si può pensare di eliminare definitivamente il male: perseguire il bene è e deve essere una scelta, che implica sforzo e consapevolezza. Nella tradizione cristiana l’incarnazione di questa dualità conflittuale è proprio la figura di Satana, angelo buono creato da Dio che divenne malvagio per libera scelta.
Le tradizioni religiose hanno molti punti in comune. Come ho evidenziato nell’articolo Il libro “Evoluzione spontanea” di Bruce Lipton e Steve Bhaerman, la presenza di un messaggio di fratellanza universale è all’origine di molte religioni, aldilà degli episodi di violenza, intolleranza e sopraffazione di cui l’umanità è stata testimone nel corso della sua storia. Anticipo che in futuro scriverò altri articoli su punti in comune tra cristianesimo e buddismo, come la parabola del figliol prodigo e il concetto di maestro e discepolo.
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