David Bohm e il pesce nell’acquario
Un mese fa ho scritto un articolo sulla teoria quantistica di David Bohm, al centro della quale si trova la non-località. Al contrario dell’interpretazione di Copenhagen, la meccanica bohmiana spiega il fenomeno dell’entanglement, cioè l’interazione istantanea di due particelle poste a distanze molto grandi, proprio in virtù della sua struttura non-locale.
Traducendo in maniera più semplice, potremmo dire che la non-località implica la presenza di una “connessione” strutturale all’interno della realtà fenomenica. Ritengo che la non-località sia il “contraltare fisico” del principio di interconnessione della realtà (o di origine dipendente) di alcune tradizioni religiose. Non penso solo alle tradizioni orientali, che parlano esplicitamente di realtà intesa come unità vivente, ma anche alla dottrina cattolica. Ho trovato un passo di Sant’Agostino che esprime nello Spirito Santo l’essenza di questa interconnessione.
“Spiritus Sanctus ubique diffusus est.” (Sermo 267).
Ma torniamo a Bohm. Dopo aver teorizzato la proria teoria quantistica nel 1952, la sua indagine scientifica si estese verso i confini tra fisica e metafisica. Nel 1980 Bohm scrisse il libro “Wholeness and implicate order”, con cui presenta la propria visione unitaria della realtà in un testo che integra fisica quantistica, filosofia, coscienza e critica della frammentazione del pensiero.
In estrema sintesi, il libro espone l’idea che la realtà è intrinsecamente indivisa e non-locale (ordine implicato). La nostra realtà fenomenica, soggetta alla causalità e alla località, costituisce l’ordine esplicato, che è una visione parziale e frammentata dell’ordine implicato.
Per spiegare che la frammentazione non è nella realtà, ma nel modo in cui la osserviamo, Bohm fa il seguente esempio. Immaginiamo un pesce che nuota in un acquario. È ripreso da due telecamere, una frontale e una laterale. Ognuna produce un video bidimensionale.
Se guardiamo solo uno dei due schermi, possiamo vedere il pesce apparire da un lato dello schermo, poi sparire improvvisamente, poi riapparire altrove. Ma nella realtà tridimensionale il pesce non è mai scomparso: ha semplicemente cambiato posizione nello spazio, e le telecamere non erano orientate in modo da mostrarlo continuamente.
Anche la scienza e la spiritualità possono essere considerate le due telecamere puntate sulla realtà. La scienza studia il come e le cause, la spiritualità indaga sul perché e specula sul fine. Sono le due telecamere con cui vediamo, da due prospettive diverse, la stessa realtà.
Concludo riportando la parte finale di un articolo della rivista “Scienza e conoscenza”1:
Il pensiero di David Bohm rappresenta un ponte audace tra la fisica moderna e la saggezza antica, tra scienza e spiritualità. In un’epoca dominata dalla frammentazione, il suo messaggio è un invito a riscoprire l’unità profonda di tutte le cose. L’universo olografico di Bohm non è solo una teoria scientifica, ma anche una visione poetica, filosofica e spirituale della realtà, in cui ogni essere umano è parte di un tutto indiviso e sacro.
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