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Genitori e figli

Genitori e figli

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Non tutti sono genitori, ma ognuno di noi è figlio o figlia. Mi piace distinguere tra essere genitore e fare il genitore: esserlo è facile, farlo è un compito complesso, delicato, importante. Credo che ogni genitore avrebbe voluto un manuale di istruzione su come comportarsi. Ogni creatura nasce con le proprie caratteristiche, cresce in circostanze e contesti diversi anche nella stessa famiglia.
Crescendo Davide e Giacomo, ho scoperto alcuni aspetti della mia personalità. Ho capito meglio che tipo di genitori sono stati per me mio padre e mia madre, e come il loro modo di essere genitori abbia influenzato la formazione della mia personalità. Ho anche sperimentato che i comportamenti, le emozioni e i sentimenti sono più importanti delle parole. Insieme a mia moglie abbiamo cercato di fare il meglio che potevamo e talvolta capita di pensare che in qualche situazione avremmo potuto comportarci diversamente.
Queste brevi riflessioni fanno da prologo ad alcuni scritti da Kahlil Gibran e Daisaku Ikeda, che ci offrono sagge parole sull’essere genitori.
Iniziamo con il testo estratto da “Il profeta” di Kahlil Gibran.

I vostri figli non sono figli vostri…sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.

Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

Ecco i brani di Daisaku Ikeda, tratti dal libro “Mappa della felicità. Parole dedicate alle donne”, Esperia Edizioni.

Qualche consiglio ai genitori sull’educazione in famiglia. Ogni giorno create occasioni per interagire con i vostri figli. Non litigate in loro presenza. Evitate di rimproverare vostro figlio contemporaneamente. Siate imparziali, non fate paragoni tra i figli. Trasmettete loro la vostra filosofia di vita con convinzione.

La quantità di tempo che dedichiamo ai nostri figli non garantisce la qualità della loro educazione. Anche se abbiamo poco tempo a disposizione, facendo emergere la nostra saggezza possiamo creare con loro un legame forte e profondo.

Invece di rimproverare tuo figlio in caso di insuccesso, è preferibile dire: “Sono sicura che puoi fare molto meglio”. Come adulti cerchiamo di trasmettere ai giovani la fiducia in se stessi e la gioia di superare ogni difficoltà.

“Onora il padre e la madre” recita il quarto comandamento del Cattolicesimo. Il Buddismo Soka Gakkai non ha comandamenti, ma Nichiren Daishonin predica che “chi si dedica al Buddismo non dovrebbe dimenticare i debiti di gratitudine verso i genitori”. Per me e per molte persone è naturale provare gratitudine per i genitori, avendo ricevuto affetto, educazione e sostegno di ogni tipo.

Ma quanto è difficile farlo per un figlio che è stato abbandonato, maltrattato, vessato dai genitori? È difficilissimo, ma non impossibile. Ho un paio di conoscenti che hanno avuto un padre violento, fisicamente e psicologicamente. Con l’età adulta sono andati oltre la propria sofferenza e sono riusciti entrambi a recuperare il rapporto con il padre, ricostruendo una relazione basata su affetto, sostegno e cura. Attraverso questa trasformazione rivoluzionaria, non solo hanno generosamente donato al padre ciò che lui aveva negato loro, ma sono riusciti a capovolgere una relazione negativa e distruttiva in un qualcosa di meraviglioso.

Se vuoi, invia il tuo commento a info@esperienzedivalore.it, sarò felice di risponderti.

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