Riflessioni sul karma
La parola karma è ormai entrata a far parte del nostro vocabolario. Francesco Gabbani vinse il festival di Sanremo del 2017 con la sua “Occidentali’s karma”, e nello stesso anno Fabio De Luigi ed Elio Germano furono protagonisti del film “Questione di karma”.
Ma da dove proviene questa parola? Il concetto di karma era presente nella società indiana ben prima dei tempi di Shakyamuni, il fondatore del Buddismo, che visse intorno al 500 a.C.. Mi è capitato più volte di sentire qualcuno pronunciare la frase “È colpa del karma” al verificarsi di alcune circostanze sfortunate o poco piacevoli. In questo caso si attribuisce al karma un significato che ha a che fare con le conseguenze inevitabili di un destino predeterminato. Quest’accezione si trova nel periodo antecedente alla comparsa del Buddismo, ed è permeata da un senso di impotenza e di accettazione nei confronti di ciò che ci accade.
In realtà il concetto di karma nel pensiero buddista è più ampio e molto meno fatalista. Potremmo dire che il karma è il magazzino in cui si accumulano le cause positive e negative delle nostre parole, pensieri e azioni. La seguente frase di Daisaku Ikeda, terzo presidente dell’organizzazione buddista Soka Gakkai International, ne riassume egregiamente il significato1.
Se vuoi conoscere le cause create nel passato, guarda gli effetti che si manifestano nel presente. Se vuoi conoscere gli effetti che si manifesteranno nel futuro, guarda le cause che vengono create nel presente.
La frase mostra in maniera efficace le due facce della medaglia del karma. È vero che le cause poste nel nostro passato influenzano il nostro presente, ma ciò non costituisce una gabbia da cui è impossibile liberarsi. In ogni momento, abbiamo la possibilità di modificare la nostra vita ponendo le cause giuste. Il vero significato della parola karma si basa sul potere della responsabilità personale, che ci consente di modificare qualsiasi situazione, anche la più negativa, e di sviluppare il nostro pieno potenziale.
La parola sanscrita karman कर्मन् significa azione, risultato, causa che porta a determinati effetti. È un significato contrario a quello che ci vede inermi di fronte a un destino immutabile. Nella tradizione orientale questa immediata conseguenza di causa ed effetto, positiva o negativa, è slegata da qualsiasi concezione morale. Viene presentata come un principio universale, che non ha bisogno di un essere soprannaturale che giudica e dispensa ricompense o punizioni.
Il karma positivo è quello creato dalle azioni scaturite dalla buona volontà, dalla gentilezza, dalla compassione. Il karma negativo è creato dalle azioni indotte dall’avidità, dalla collera e dalla stupidità2.
Il concetto di karma e la visione occidentale di Inferno e Paradiso condividono l’idea che le azioni abbiano conseguenze nella vita terrena e ultraterrena. Anche se sono evidenti le differenze di pensiero tra le due posizioni, mi piace concludere sottolineando il fatto che entrambe prescrivano, più o meno direttamente, un agire orientato al rispetto della vita e all’ottenimento del bene comune.
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