Share on Facebook Share on LinkedIn
L’insostenibile pesantezza delle tariffe flat

L’insostenibile pesantezza delle tariffe flat

English version

La terra non è infinita. Il dibattito sulla scarsità delle risorse si è aperto nel secolo scorso, e ogni anno il tema diventa sempre più caldo. Non ci vuole una particolare intelligenza per capire che avremo problemi se continuiamo a consumare alcune risorse ad un ritmo maggiore della loro capacità di rigenerazione.
In questi giorni stavo riflettendo su come le nostre abitudini di consumo siano influenzate da quanto ci costano. Direi di più: le regole di costo associate all’uso di alcune risorse possono spingerci inconsciamente a comportamenti di spreco. Questo è secondo me il caso delle tariffe flat che ormai sono lo standard dei nostri abbonamenti a servizi di telecomunicazioni in senso lato: telefonia cellulare, internet a casa, streaming dalle varie piattaforme. Paghiamo un importo fisso mensile indipendentemente dall’uso.

In natura però non esiste nulla che soddisfa questo modello, ogni utilizzo di una risorsa corrisponde ad un suo consumo immediato. Ogni telefonata, selfie, film in streaming o emoticon si realizza attraverso linee, apparati di telecomunicazione, dispositivi terminali come smartphone, computer e televisori che consumano risorse fisiche non solo durante il loro funzionamento, ma anche nelle fasi di produzione e smaltimento a fine vita utile.
Con le tariffe flat agiamo come se tutto fosse a costo zero ed allora proliferano miliardi e miliardi di messaggi ed emoticon inutili, telefonate non necessarie, streaming superfluo. Ci comporteremmo molto diversamente se ogni consumo fosse pagato singolarmente. Questo particolare effetto sul nostro modo d’agire è oggetto di studio nell’economia comportamentale, e viene denominato “effetto tassametro”. Pagare a consumo ci infastidisce psicologicamente perché ogni utilizzo viene considerato una perdita, mentre con la tariffa flat ogni consumo viene considerato gratis.

Mi viene da pensare alla naturalezza con cui vediamo i video proposti mentre scrolliamo sui social, con il dito che velocemente scivola verso il basso sullo schermo. Ho chiesto a Copilot quale sia il consumo di energia elettrica dovuto allo scroll social in Italia. Con tutte le approssimazioni del caso, si tratta del 10-15% di una centrale termoelettrica media, e qui stiamo considerando solo l’effetto del consumo immediato, trascurando le risorse fisiche dedicate alla produzione e manutenzione di linee di trasmissione, di apparati di rete e di dispositivi utente.

Prima di concludere, sottolineo un altro aspetto che rappresenta un effetto collaterale non trascurabile. Il percepire lo scroll social a costo zero può esporci al rischio di dipendenza da quello che viene definito lo scroll infinito. Non essendoci un punto di stop, rischiamo di rimanere prigionieri del meccanismo della ricompensa variabile. Le ricompense variabili sono ricompense che arrivano in modo imprevedibile: non sai quando arriveranno, né quanto saranno gratificanti. Il cervello umano tende ad agganciarsi quando si trova in situazioni di questo tipo, è lo stesso principio delle slot machine: si tratta della dopamina dell’anticipazione. La dopamina non arriva quando ricevi la ricompensa, ma quando potresti riceverla. Il cervello resta quindi in uno stato di “attesa eccitata” per quello che potremmo ricevere al prossimo swipe.

Siamo giunti alla fine dell’articolo, su questo sito non c’è alcuna possibilità di scroll continuo, quindi nessuna scarica di dopamina 😀.

Se vuoi, invia il tuo commento a info@esperienzedivalore.it, sarò felice di risponderti.

I commenti sono chiusi.