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Buddismo, teoria degli insiemi ed entanglement

Buddismo, teoria degli insiemi ed entanglement

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Uno dei principi del Buddismo Soka Gakkai è la mutua inclusione di un singolo istante di vita con tutti i fenomeni. Questo è un principio presente anche in altre forme di buddismo e in altre scuole di pensiero tipicamente orientali. Significa che il nostro mondo fenomenico è profondamente connesso, sia nello spazio sia nel tempo.
La parola mutua inclusione mi ha fatto venire in mente la teoria degli insiemi, che ho imparato alle scuole elementari. Si dice che un insieme A include un insieme B quando tutti gli elementi di B sono contenuti nell’insieme A. Da questa definizione discende che:

Se A include B
e
B include A
allora
A coincide con B.

Quindi il principio di mutua inclusione afferma che non c’è distinzione tra un istante della nostra vita e tutti i fenomeni dell’universo. Certo, l’idea che un singolo istante di vita sia uguale a tutta la realtà dei fenomeni, nel tempo e nello spazio, è per noi difficile non solo da accettare, ma anche da comprendere. Un istante della nostra vita è qualcosa di infinitamente piccolo, come e possibile che sia uguale a tutti i fenomeni, che invece rappresentano qualcosa di infinitamente grande?
Però alcuni temi della fisica quantistica ci aiutano a superare questo apparente paradosso. Riporto un paio di frasi già citate1 nel mio articolo Scienza e spiritualità: il Tao della fisica .

Quanto più profondamente penetriamo nel mondo submicroscopico, tanto più ci rendiamo conto che il fisico moderno, parimenti al mistico orientale, è giunto a considerare il mondo come un insieme di componenti inseparabili, interagenti e in moto continuo, e che l’uomo è parte integrante di questo sistema.

Per quanto ci addentriamo nella materia, la natura non ci rivela la presenza di nessun «mattone fondamentale» isolato, ma ci appare piuttosto come una complessa rete di relazioni tra le varie parti del tutto.

Anche qui c’è un apparente paradosso. Andando a indagare nell’infinitamente piccolo, la scienza ci dice che troviamo relazioni energetiche tra elementi lontani. Ma la fisica quantistica ci offre qualcosa di più in questa direzione. L’entanglement è un fenomeno quantistico per cui due o più sistemi devono essere descritti come un unico sistema, perché le loro proprietà non sono indipendenti. In pratica, a livello quantistico, alcune parti della realtà non possono essere descritte come entità separate: formano un unico sistema, anche se distanti. In questa condizione, la misura di una grandezza di un sistema determina simultaneamente anche il valore per gli altri.
Poiché lo stato di sovrapposizione quantistica risulta indipendente da una separazione spaziale dei sistemi coinvolti, l’entanglement implica in modo controintuitivo la presenza tra essi di correlazioni a distanza e, di conseguenza, il carattere non locale della realtà fisica.
La non località non riguarda le interazioni, ma la struttura stessa dell’informazione fisica associata al sistema.
La teoria fisica dell’entanglement è una conquista relativamente recente, ma alcune antiche tradizioni orientali, in particolar modo quella buddista, propongono una visione della realtà basata proprio sull’entanglement. Riporto un passo tratto da https://buddismoesocieta.org/a/interdipendenza.

«Secondo il pensiero buddista, l’universalità è un ordine simbiotico in cui coesistono umanità, natura e cosmo, e il microcosmo e il macrocosmo sono fusi in una singola entità vivente. […] Sia nella società umana sia nel regno della natura, nulla esiste in isolamento; tutti i fenomeni dipendono e sono in rapporto fra loro e, in tal modo, creano un universo vivente» 2.
Si potrebbe pensare che l’interdipendenza nel Buddismo descriva semplicemente un’interazione tra diversi elementi, come fa l’ecologia, la cosiddetta “scienza delle relazioni”, in campo ambientale. In realtà nel pensiero buddista viene considerata qualcosa di più di un legame, riguarda il concetto stesso di esistenza. È infatti definita “origine dipendente”, il principio secondo cui nessun elemento nasce ed esiste da solo ma solo grazie al fatto che altri esistono. Se non ci sei tu, io non posso esserci.
Allargando lo sguardo, poiché secondo l’origine dipendente (in sanscrito pratitya-samutpada e in giapponese engi) i fenomeni nascono soltanto in virtù della loro relazione con altri fenomeni, essi non hanno né una natura distinta né un’esistenza in sé. Ciò significa che non vi è alcuna entità indipendente a sé stante, separata dagli altri fenomeni.
Nelle antiche scritture buddiste il principio di “origine dipendente”, detto anche “coproduzione condizionata”, viene espresso così: «Se questo esiste, quello esiste. Se questo è nato, quello è nato. Se questo non esiste, quello non esiste. Se questo scompare, anche quello scompare».

Questa visione equivale in pratica all’affermazione che la realtà è intrinsecamente entangled. Concludo ribadendo la mia meraviglia nel constatare che alcune teorie scientifiche particolarmente complesse siano in qualche modo state anticipate un paio di millenni fa.

Se vuoi, invia il tuo commento a info@esperienzedivalore.it, sarò felice di risponderti.

  1. “Il Tao della fisica” di Fritjof Capra, Edizioni Adelphi, 1982 ↩︎
  2. Daisaku Ikeda, Un nuovo umanesimo, Esperia, pp. 61-62 ↩︎

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