Intelligenza artificiale e saggezza naturale
Gli ultimi due secoli sono stati caratterizzati dall’introduzione di tecnologie estremamente complesse, che hanno trasformato radicalmente la società, l’ambiente e l’economia e, in ultima analisi, la qualità e lo sviluppo della nostra vita individuale. Negli ultimi 50 anni abbiamo avuto un ulteriore salto tecnologico dovuto allo sviluppo dell’informatica, delle telecomunicazioni e della robotica. Al culmine di questo sviluppo si colloca un insieme di tecnologie che siamo soliti indicare con il termine “Intelligenza Artificiale” (nel seguito IA).
Dal punto di vista evolutivo l’intelligenza artificiale è un passo enorme. L’uomo, grazie alla propria intelligenza, ha generato una tecnologia che riproduce alcune caratteristiche dell’intelligenza che l’ha creata. Non potevo fare a meno di chiedere a uno strumento di IA di riassumere in poche righe le caratteristiche principali di se stessa. Il risultato è il seguente, come mi aspettavo l’IA ha fatto un lavoro egregio:
L’intelligenza artificiale può essere definita come la capacità delle macchine di simulare alcune funzioni tipiche dell’intelligenza umana, come imparare dall’esperienza e prendere decisioni. Le sue due caratteristiche principali sono: l’apprendimento (capacità di migliorare grazie ai dati) e l’automazione intelligente (capacità di svolgere compiti in autonomia).
A proposito di riflessioni sul progresso del genere umano, riporto la narrazione del noto divulgatore Massimo Temporelli, che ascoltai a Milano nel 2019. Temporelli fece un interessante parallelo tra lo sviluppo tecnologico e lo sviluppo evolutivo del corpo umano:
| Corpo umano | Sistema/tecnologia | Significato |
|---|---|---|
| Muscoli | Macchine a vapore | Energia, capacità di compiere lavoro |
| Apparato cardiocircolatorio | Rete elettrica | Trasporto di energia |
| Sistema nervoso | Rete di telecomunicazioni | Comunicazione tra i vari organi/sistemi |
| Cervello | Intelligenza artificiale | Centrale di controllo e comando |
Nel 2019 l’intelligenza artificiale era un tema di nicchia, il 2025 è stato l’anno della sua consacrazione grazie alla disponibilità di strumenti di IA sui personal computer e sugli smartphone. Tra i tanti entusiasti che si concentrano sulle opportunità di sviluppo e di miglioramento del mondo in cui viviamo, ci sono anche coloro che sollevano dubbi sui potenziali rischi a livello ambientale, sociale ed economico. Ad esempio, l’IA potrebbe avere un effetto dirompente per il suo potenziale impiego al posto delle persone nello svolgimento di alcune attività.
Ancora una volta, e forse questa volta in maniera drammaticamente più seria, siamo di fronte a questa domanda: come è possibile orientare le scelte economiche e politiche affinché l’IA non venga utilizzata per trarre profitti privati a scapito dell’interesse collettivo?
Questa domanda si basa nella sostanza in una questione molto antica, approfondita da varie filosofie e religioni, che riguarda l’equilibrio tra intelligenza e saggezza.
L’intelligenza riguarda la capacità di analizzare e comprendere la realtà per risolvere problemi. La tecnologia nasce dall’intelligenza ed è l’applicazione sistematica delle conoscenze per creare strumenti, macchine e metodi per semplificare e migliorare la vita.
La saggezza ha a che fare con il bene, con la capacità di giudicare con equilibrio, di dare un senso alle scelte e di valutare le conseguenze. Non si limita al sapere, ma integra esperienza, etica e visione a lungo termine. Può guidare l’intelligenza e le azioni verso il bene comune. Prendo a prestito una citazione di Aristotele dall’Etica Nicomachea:
“La saggezza pratica (phronesis) concerne le cose umane ed è la capacità di deliberare bene su ciò che è buono e conveniente per l’uomo.”
Ritengo che la definizione di Aristotele comunichi efficacemente ciò che ogni essere umano associa in maniera innata alla parola saggezza. La saggezza è naturalmente legata al bene comune e a valutazioni che riguardano la sostenibilità delle scelte di utilizzo di ciò che la tecnologia, basata sull’intelligenza, mette a disposizione. Questa definizione si lega nel mio immaginario al concetto di valore del pedagogo giapponese Tsunesaburo Makiguchi, fondatore della Soka Gakkai, a cui ho dedicato il primo articolo di questo sito. Agiamo con saggezza e creiamo valore quando ci adoperiamo per migliorare la nostra estetica fisica e spirituale (bellezza), per ottenere benefici tangibili nella nostra vita (guadagno) e per contribuire al benessere della collettività (bene).
Osservando criticamente la realtà, non è difficile trovare esempi che dimostrano come sofisticate opere dell’ingegno umano possano essere allo stesso tempo evidenze di un livello di saggezza collettiva carente. Ne cito tre:
- È saggio avere prodotto un numero di ordigni atomici così grande da avere un potenziale distruttivo pericoloso per la vita stessa sulla terra?
- È saggio aver sottovalutato la gestione dei rifiuti plastici, sapendo che il tempo medio di biodegradazione è mediamente di qualche centinaio d’anni?
- È saggio aver utilizzato gli antibiotici in maniera così estesa e incontrollata da permettere al fenomeno dell’antibiotico resistenza di diventare un’importante causa di morte a livello planetario1?
Concludo l’articolo riprendendo il parallelo di Temporelli tra cervello sociale e cervello umano. Nel corso dell’evoluzione il nostro cervello ha imparato a lavorare per massimizzare il bene dei diversi organi e sistemi, che coincide con il bene dell’organismo. Allo stesso modo il cervello sociale, di cui l’Intelligenza Artificiale rappresenta uno stadio embrionale, evolverà naturalmente integrando la capacità di orientare l’azione verso ciò che è buono e conveniente per l’umanità.
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