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Un’interessante interpretazione del mito di Orfeo ed Euridice

Un’interessante interpretazione del mito di Orfeo ed Euridice

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I racconti delle antiche tradizioni religiose e filosofiche sono caratterizzati da forme narrative capaci di parlare direttamente al cuore e alla mente delle persone del loro tempo. Le immagini di vita quotidiana delle parabole del Vangelo, le visioni cosmiche e fantastiche del Sutra del Loto, i favolosi miti dell’antica Grecia, i versetti del Corano e i testi delle religioni orientali, come il Sutra del Loto nel Buddhismo o la Bhagavad Gita nell’Induismo, sono esempi meravigliosi di come ciascuna tradizione ha saputo adattare il proprio linguaggio per trasmettere verità profonde e universali.
Pur nella diversità di stile e contenuto, questi testi offrono una visione del mondo e dell’uomo, fornendo una guida spirituale, morale e esistenziale. L’importanza di questi testi risiede anche nel fatto che, attraverso una lettura reinterpretata rispetto alla nostra condizione attuale, il loro messaggio è ancora valido a distanza di millenni.

Ultimamente mi piace trovare nuove interpretazioni di racconti molto noti, come ho descritto nell’articolo Alberto Maggi e il miracolo dei pani e dei pesci, e una recente conversazione mi ha dato l’ispirazione per un nuovo articolo. Qualche giorno fa con l’amico Riccardo riflettevamo su quanto sia difficile aiutare i propri cari quando si trovano in situazioni di sofferenza. A volte non si sa cosa dire e come comportarsi, specialmente nei casi in cui si ha a che fare con problemi di natura emotiva e psicologica.
“Ricordi il mito di Orfeo ed Euridice?” mi chiese Riccardo.
Dopo la mia risposta negativa, proseguì:
“Il mito di Orfeo ed Euridice è una delle storie più struggenti della mitologia greca, simbolo dell’amore eterno e della potenza della musica. Orfeo è un poeta e musicista talmente talentuoso che incanta uomini, animali e persino le forze della natura con la sua lira. Si innamora di Euridice, una ninfa, e i due si sposano. Ma poco dopo le nozze, Euridice muore tragicamente, morsa da un serpente. Devastato dal dolore, Orfeo decide di scendere negli Inferi per riportarla indietro. Con la sua musica commuove Ade e Persefone, che gli concedono di riportare Euridice nel mondo dei vivi, a una condizione: non deve voltarsi a guardarla finché non saranno usciti completamente dagli Inferi. Orfeo scende negli Inferi, incontra Euridice e inizia la risalita. Poco prima di uscire, tormentato dal dubbio di essere seguito da un’ombra, si volta e perde Euridice per sempre.”

Al termine della storia, dissi:
”Scusa, ma il significato di questo mito è l’impotenza dell’uomo di fronte alla morte delle persone amate. Non possiamo fare nulla di fronte all’ineluttabilità della morte, dobbiamo accettarla e superare il dolore della perdita. Non capisco come possa costituire un esempio per aiutare una persona amata che sta lottando per uscire da una situazione di sofferenza”.
Riccardo mi rispose:
“In realtà c’è un’altra lettura del mito. Euridice nell’inferno è il simbolo di una persona che sta soffrendo molto. La discesa negli Inferi simboleggia il fatto che, se vogliamo aiutare una persona in difficoltà, dobbiamo sentire la sua sofferenza entrando in completa empatia con lei. Questo è il massimo che possiamo fare per incoraggiarla e aiutarla ad affrontare la sua situazione. Non possiamo però decidere per lei quando deve uscire dagli Inferi, cioè quando è giunto il momento di uscire dalla sofferenza. Ci dobbiamo fermare. Fare di più non porta alcun beneficio; anzi, come nel caso di Orfeo, rischiamo di ottenere il risultato opposto.

Questa interpretazione del mito di Orfeo ed Euridice è per me illuminante e profonda. Nell’ascoltare le parole di Riccardo, non ho potuto fare a meno di pensare all’interpretazione di empatia da parte di Carl Rogers, padre della psicologia umanistica, cui ho dedicato due articoli: La gioventù secondo Carl Rogers e Daisaku Ikeda e Il libro “Un modo di essere” di Carl Rogers. Secondo Rogers l’empatia è la capacità di mettersi nei panni di un’altra persona, percependo le sue emozioni come se fossero propri, ma mantenendo sempre la consapevolezza della distinzione tra sé e l’altro. L’empatia, l’autenticità e l’accettazione incondizionata sono i tre pilastri sui quali un terapeuta, un genitore, un educatore possono favorire la crescita personale di un cliente, di un figlio, di uno studente.
Concludo condividendo il mio stupore nel constatare una volta di più che, con duemila anni di anticipo e con un livello di sviluppo apparentemente inferiore all’attuale, alcune persone sagge avevano già riflettuto su temi centrali della psicologia e delle relazioni umane.

Se vuoi, invia il tuo commento a info@esperienzedivalore.it, sarò felice di risponderti.

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